Con pazienza, rigore e amore per la sua terra, Carlo Roggero ha raccolto le memorie di Arenzano affinché non andassero perdute.
Oggi quel prezioso patrimonio continua a vivere e ad essere condiviso.
Nacque ad Arenzano il 2 Giugno 1902, figlio di Giuseppe (Pinin, u relêuià, dopo trascorsi ferroviari) e di Giovanna Marchese (Ninetta a Carbunin-a). Diplomatosi geometra all’Istituto tecnico Vittorio Emanuele II di Genova nel 1923, cominciò a svolgere l’attività lavorativa presso lo studio di alcuni professionisti, tra cui l’ingegner Fedele Ravera e l’architetto Pietro Fineschi, e quindi in proprio nel 1929.
Per le notevoli capacità, fu incaricato dal podestà Cesare Festa di creare l’ufficio tecnico comunale di Arenzano, svolgendone la delicata mansione di responsabile in un momento di notevoli trasformazioni cittadine, con una serie di incarichi consecutivi dal 1930 al 1939.
Disegnò tra l’altro lo stemma comunale, arricchito del cartiglio in latino, inserito anche nella raccolta regionale edita recentemente.
Appassionato alla ricerca tecnico-scientifica, realizzò nel 1930 un sistema di livello-squadro brevettato in ambito internazionale.
Nell’Aprile 1933 sposò Iole Galleano di Sampierdarena; il 26 Maggio 1934 nasceva in Arenzano il figlio Giuseppe.
Assunto alla SIAC, Società Italiana Acciaierie Cornigliano, nel 1939, Carlo trasferì la famiglia nella località del nuovo lavoro nel 1941. Nel 1950 accettò l’impiego nell’Ufficio Topografi dello SCI, il famoso Stabilimento a Ciclo Integrale, avendo anche il tempo per un secondo brevetto di un apparecchio misuratore di volumi e giacenze nel 1951. Dallo SCI passò come capo reparto dello stesso ufficio alla società Italstrade nel 1957 e infine alla società Cosider.Efficace ed efficiente nell’esecuzione di una considerevole e precisa mole di lavoro, anche con l’applicazione di propri innovativi sistemi, fu apprezzato realizzatore di mappe marine con lo scandaglio delle aree portuali degli stabilimenti di Taranto, Piombino e Mestre (anni 1960-62), e di Bagnoli (1963-64).
Il 1° Settembre 1965 tagliò il traguardo della meritata quiescenza. Rimasto già vedovo nel 1952, morì a Genova Sampierdarena nel 1990.
Fu particolarmente interessato alla storia del proprio paese di cui raccolse e tramandò le memorie, dalle immagini impresse su macchine fotografiche anche di fattura artigianale alle testimonianze orali dei testimoni del tempo, dai rilievi topografici alle artistiche ricostruzioni grafiche, fino alle relazioni manoscritte sulle intuizioni frutto dello studio del passato e del presente.
Conosciuto e stimato sia personalmente che in virtù dell’ufficio pubblico esercitato e dell’attività professionale svolta (sono suoi alcuni progetti di costruzioni esistenti in paese), ebbe modo di frequentare numerose persone e gli ambienti più disparati, e di entrare in confidenza con larghi strati della popolazione arenzanese, tutti benevolmente disposti ad offrire il proprio contributo all’opera di ricerca, affascinati dalle doti umane e dalla passione civile dell’interlocutore, attratto da ogni dettaglio personale, famigliare, comunitario.
Tra i valori tradizionali salvaguardati da Carlo Roggero non si può fare a meno di ricordare l’affetto mantenuto e rafforzato per le famiglie che confluivano nella sua, nonché l’amicizia, anche in forme scanzonate ed esuberanti, con gli altri.
L’interesse per la tecnica applicata lo portò a realizzare in proprio non soltanto dispositivi professionali meritevoli di brevetto, ma anche strumentazioni radiofoniche al passo coi tempi e, soprattutto, apparecchiature fotografiche di ripresa, stampa e visione, utili alla conservazione di questi preziosi reperti del passato nostrano.
Si applicò con buoni risultati anche alla musica, dando vita ad un complessino musicale estemporaneo di amici con cui condivideva la passione, l’allegria e… gli strumenti che costruiva da sé!